Banca Etica si dice preoccupata dal voto dell’11 marzo del Parlamento Europeo. Una bocciatura che ha “svuotato” la definizione di finanza sostenibile, secondo l’istituto, mettendo a rischio l’efficacia dell’Action Plan cui l’UE sta lavorando da due anni.

La bocciatura del Parlamento UE
Dal 2017 la Commissione Europea ha infatti avviato i lavori per un Action Plan per la finanza sostenibile in Europa, che vede coinvolta Banca Etica insieme alle reti internazionali della finanza etica Febea, Gabv e Finance Watch. “All’entusiasmo iniziale per la decisione dell’Unione Europea di regolamentare questo tema così strategico, si è però sostituita la delusione per le scelte del Parlamento Europeo”, spiega la banca in una nota. L’11 marzo 2019 la Commissione agli Affari Economici e quella all’Ambiente del Parlamento Europeo hanno i votato la proposta relativa alla “tassonomia”, cioè all’individuazione e definizione delle attività finanziate da intermediari finanziari che possono dirsi di “finanza sostenibile”. E la maggioranza dei Parlamentari ha respinto gli emendamenti presentati da esponenti dei Verdi, del Ppe e dei Democratici.
Cosa intende la UE per finanza sostenibile?
Per l’UE si possono difatti ancora includere nelle attività di finanza sostenibile i finanziamenti alle industrie estrattive più dannose per il clima (petrolio e carbone), purché si impegnino a migliorare l’efficienza delle centrali (non è stato accolta la proposta di introdurre un “brown factor” che escludesse questi settori); così come i finanziamenti a industrie che da una parte si impegnano a ridurre le emissioni, ma dall’altra non rispettano i diritti dei lavoratori e i diritti umani oppure evadono il fisco (bocciata la proposta di affiancare criteri sociali e di governance a quelli ambientali).
«Proprio mentre centinaia di migliaia di giovani in tutto il mondo scendono in piazza nei #FridaysForFuture e avanzano richieste radicali sul contrasto ai cambiamenti climatici – spiega Ugo Biggeri, Presidente di Banca Etica – la maggioranza del Parlamento Europeo si mostra ancora una volta intimidita dalle lobby del carbone e del petrolio e perde l’occasione per far sì che le ingenti risorse necessarie per invertire la rotta e imboccare la strada della sostenibilità siano messe a disposizione anche dal settore finanziario».
«Viene da fare una domanda a chi elaborato un tale processo – suggerisce Andrea Baranes, componente del CdA di Banca Etica e Presidente della Fondazione Finanza Etica: quale potrebbe essere un singolo esempio di finanza insostenibile? Se non lo è la speculazione, le violazioni dei diritti umani, le crisi e instabilità generate dalla finanza, nemmeno il carbone, cosa rimane fuori esattamente? Il sottoinsieme “finanza sostenibile” va a combaciare con “finanza”?».