Banca Etica dice no ai soldi della voluntary disclosure

I nuovi clienti con fondi provenienti da procedure di voluntary disclosure o altre procedure di collaborazione volontaria non saranno accettati. Lo ha deciso il Consiglio di Amministrazione di Banca Etica, che ha invitati i propri operatori alla massima attenzione nel caso di clienti già acquisiti.

Come per gli scudi fiscali

In caso di fondi oggetto di procedure di collaborazione volontaria per la regolarizzazione da parte di un contribuente di capitali prima detenuti all’estero e non dichiarato, andranno applicate misure rafforzate di adeguata verifica. Una scelta, quella di Banca Etica, in linea con le analoghe decisioni prese in passato. «Sin dalla sua nascita, 16 anni fa, Banca Etica si è sempre astenuta dall'acquisire nuovi clienti e dal rafforzare i volumi della raccolta cavalcando i diversi “scudi fiscali” approvati dai Governi in carica, di volta in volta con procedure più o meno ammiccanti nei confronti degli evasori fiscali – spiega Ugo Biggeri, Presidente di Banca Etica. Riconosciamo che la legge 186, contenente le misure per la così detta “voluntary disclosure”, vale a dire la collaborazione volontaria per l'emersione e il rientro di capitali detenuti all'estero, non si configura come un vero e proprio scudo fiscale, ma abbiamo reputato coerente con la mission di Banca Etica e il suo impegno per un uso responsabile e trasparente del denaro la scelta di non accogliere nemmeno in questo caso i capitali che rientreranno in Italia dopo un tentativo di occultamento all'estero». 

 

 

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