Gestione degli NPL: la struttura interna fa la differenza

Recuperare le sofferenze richiede competenze e strumenti. E una gestione interna può in alcuni casi rendere più della cessione sul mercato. È quanto emerge dall’analisi di un team di ricercatori di Banca d’Italia.

Banca dItalia Studio NPL

Perché uno studio sulle sofferenze

Rilasciato in una delle Note di stabilità finanziaria e vigilanza di Bankitalia, lo studio porta la firma di Federica Ciocchetta, Franco Maria Conti, Romina De Luca, Igino Guida, Anna Rendina e Giovanni Santini. L’obiettivo dichiarato è superare la scarsità di dati pubblici affidabili sui tassi di recupero delle sofferenze delle banche italiane. Una poca trasparenza che ha un riflesso negativo sul mercato degli NPLs, rischiando di deprezzarli.

Tasso di recupero NPL: 43%. In calo dal 2014

Nel decennio preso in considerazione dallo studio (2006-2015) il tasso di recupero medio è stato del 43%. Un primo risultato che conferma l’adeguatezza dei tassi di copertura messi a bilancio delle banche italiane. A dicembre 2015, il tasso medio era del 59%: il corrispondente tasso di recupero atteso era quindi del 41%, al di sotto della performance reale. Certo, i ricercatori sottolineano come nel biennio 2014-2015 si sia verificato un netto calo del tasso di recupero, sceso intorno al 35. Ma si tratta di una conseguenza del maggiore ricorso al mercato per la chiusura delle posizioni.

Quali sofferenze sono più facili da recuperare

Il tasso di recupero risulta invece particolarmente basso proprio per le posizioni chiuse mediante cessione sul mercato, intorno al 23%. Ma su queste potrebbero pesare alcune valutazioni delle banche sulla loro effettiva recuperabilità (anche se lo studio ha indirettamente escluso fenomeni di “cherry-picking” sulle sofferenze). Non sorprende particolarmente che i tassi di recupero dei crediti assistiti da garanzie reali siano più elevati rispetto a quelli di altre posizioni (55% vs. 36%), né che il recupero sia più semplice presso le famiglie che presso le imprese non finanziarie (53% vs. 40%). Il tasso di recupero, infine, decresce con l’aumentare dell’anzianità delle posizioni chiuse.

Recupero sofferenze: performance diverse tra banche

Conviene quindi vendere gli NPLs sul mercato? Dipende. Perché i tassi di recupero, si legge nello studio, risultano molto superiori rispetto ai prezzi che le banche generalmente riescono a strappare ai privati. Ma si tratta di un dato medio: le differenze nella capacità di chiusura delle sofferenze sono molto significative tra una banca e l’altra. Tra le 25 istituzioni finanziarie che nel periodo in esame hanno concluso il maggiore numero di posizioni, esiste una top 5 con performance del 14% migliori rispetto alla media.

Questione di organizzazione e tecnologia

E questo prendendo in esame portafogli di crediti omogenei per tipologia di garanzia, settore della controparte e anzianità delle posizioni. Non ci sono alibi: è questione di assetto organizzativo, tecnologia, capacità di recupero, meccanismi di incentivo. L’adeguamento delle strutture interne, con investimenti ad hoc, dovrebbe essere compensato alla migliore capacità di recupero, ottimizzando il mix tra in house, esternalizzazione e cessione sul mercato. Qualcosa di molto vicino alle raccomandazioni espresse dal Meccanismo di vigilanza unica nel documento, in consultazione, Draft guidace to banks on non performing loans.

 

La Rivista

Settembre 2026

Dare credito al futuro dell'energia

Le banche e la transizione green di consumatori, imprese e produttori di energia

Tutti gli altri numeri