Metallurgia: si riparte dall’alluminio?

Generica materie primeGrandi opere e industria del riciclo. La metallurgia italiana potrebbe ripartire da qui, dall’alluminio. Una catena produttiva di grande interesse per il nostro Paese. Uno studio di Banca Monte dei Paschi individua prospettive di crescita soprattutto per due settori: le costruzioni ingegneristiche avanzate di grandi dimensioni (ponti, strutture verticali, aeroporti, strutture modulari) e l’industria del riciclo.

Indice dei metalli al minimo da giugno

Dal 2007 il calo nel consumo di alluminio è stato quasi del 40%: l’unico polo di produzione di alluminio primario nazionale, quello di Portovesme in Sardegna, che comprende gli stabilimenti di Euroallumina e di Alcoa, è in forte sofferenza. La situazione delle imprese italiane dell’alluminio è rappresentativa dell’intero comparto dei metalli non ferrosi (oltre ad alluminio, rame, zinco, piombo, nickel e stagno), complessivamente provato dalla crisi. L’indice di MPS sui metalli non ferrosi (una media ponderata dei prezzi interni di ciascun metallo) ha raggiunto il minimo (3.392 punti) nel giugno del 2013 e da allora è rimasto quasi immutato, a dimostrazione di una congiuntura ancora critica.

Le potenzialità dell'alluminio

Invece a livello mondiale il consumo di alluminio è cresciuto anche in tempi di crisi: secondo gli specialisti si raggiungeranno i 64 milioni di tonnellate nel 2017. La catena dell’alluminio in Italia comprende aziende che operano a diversi stadi della lavorazione: estrusioni, serramenti, pannelli, trasporti, contenitori per uso alimentare, cavi per il trasporto dell’elettricità, meccanica e parti destinate al settore edilizio nazionale. L’alluminio è inoltre usato per i motori aerospaziali, le ottiche per strumenti di precisione e nel settore sportivo.

Alluminio volano della ripresa?

Il riciclo dell’alluminio impiega in Italia 35mila addetti di oltre 200 aziende, producendo circa 1 milione di tonnellate di metallo all’anno – in gran parte destinate all’esportazione – e fa da pietra angolare di tutta la Green Economy europea: ha permesso di risparmiare (nel 2010 e nella sola Italia) le 160 mila tonnellate di petrolio che sarebbero state necessarie per produrre alluminio primario e ha evitato l’emissione di 371 mila tonnellate di anidride carbonica. «Se il processo di ristrutturazione che è ancora in corso sarà completato con successo – si legge nell'analisi di MPS – l’Italia avrà tutti i presupposti perché l’industria nazionale dell’alluminio possa ripartire nei prossimi anni e fungere da volano anche per altri settori manifatturieri».  

 

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