
UtP, oltre l’acronimo c’è molto di più: economia reale da risanare, occupazione da preservare, territori da rilanciare. Non è solo un tema di salute dei bilanci delle banche. Ad affermarlo sono Antonio Cataneo, Country Manager e CEO di Axactor Italy (in foto), insieme a Massimiliano Goffi, Portfolio Manager, e Filippo Mantovani, Finance Director, referenti del servizio di gestione degli UtP in Axactor Italy.
Due chiavi di lettura
«In quest’ottica l’intento del regolatore, a partire dalle linee guida dell’EBA fino ai requisiti contabili, può avere due chiavi di lettura – precisa Cataneo. Se da una parte è indubbio l’intento di rafforzare il sistema bancario, dall’altra si potrebbe pensare anche a una funzione di stimolo per intervenire e risolvere le difficoltà dell’economia reale. Gli UtP hanno pertanto una connotazione profondamente diversa dai crediti in sofferenza: sono clienti attivi su cui è necessario intervenire tempestivamente, in particolare sulle posizioni corporate che possono generare un effetto domino su posti di lavoro e territorio».
La situazione in Italia
Una sola posizione UtP corporate mal gestita può generare infatti molte posizioni sofferenti nel sistema. «Partiamo però da alcune considerazioni – annuncia Cataneo. Il 55% delle classificazioni UtP è rimasto tale nel 2018, una parte rilevante ha un patrimonio immobiliare da valorizzare e ogni banca ha i suoi Clienti UtP da gestire, sebbene le prime 10 banche detengano il 76% del totale UtP. Per potere intervenire è quindi necessaria la volontà sia dei soggetti a rischio di inadempienza sia delle banche. E questi dati suggeriscono di intervenire rapidamente».
Niente cessioni, piuttosto valorizzazioni
I crediti vivi delle banche sono quindi un asset da gestire e valorizzare. «E non da cedere – chiarisce Cataneo –, in quanto la cessione non è una strategia di lungo periodo per chi vuole continuare a fare credito. L’obiettivo è recuperare il core margin, riducendo i passaggi dei crediti performing a categorie più rischiose, fino al momento dove la sola via di uscita è la vendita». Axactor ha quindi creato un servizio end-to-end, industriale ma anche sartoriale: da una parte supporta gli istituti nell’analisi preliminare (desk) dello stato del portafoglio, identificando i fattori di criticità; dall’altra individua per ogni casistica una soluzione ad hoc per il rientro della posizione in bonis, anche attraverso riorganizzazioni aziendali o ristrutturazioni finanziarie. E ricorrere alla cessione solo se opportuno.
Ci vuole consapevolezza
«Secondo noi è necessario che gli attori coinvolti, a partire dalle imprese, acquisiscano la consapevolezza che procrastinare gli interventi non risolve ma amplifica la dimensione della criticità – conclude Cataneo. È meglio quindi affidarsi a professionisti e a realtà specializzate nella gestione del credito con dimensione europea, come Axactor, che rappresenta oggi un unicum in questo mercato».