L’ATM oltre il cash? Una strada ancora lunga

ATM Marketplace Auriga

ATM uguale contante. È un’equazione ormai superata ma le banche faticano ad accorgersene: pur consapevoli che lo sportello del futuro sarà self e ricco di servizi alternativi ai prelievi, c’è un buon 47% che ha solo “ATM tradizionali“.

Se l’ATM non è più solo contante

Secondo uno studio presentato da Auriga e condotto da ATM Marketplace tra 150 istituti di vari Paesi del mondo (Italia compresa), l’idea dello “sportello bancomat” come punto di mero prelievo resiste tra banche di tutte le dimensioni. Il 28% delle banche intervistate ha più di 2mila “ATM tradizionali”, il 16% ne ha tra i 2mila e i 500, il 22% tra i 500 e i 100 e il 34% si ferma a 100. Ma il problema è più ampio, perché riguarda non solo gli ATM ma l’evoluzione delle filiali in toto e di conseguenza il miglioramento dell’esperienza del cliente in agenzia. Una priorità per la maggior parte delle banche (il 69%). Ma su cui serve accelerare: quasi la metà (il 48%) nell’ultimo anno non ha implementato soluzioni ad hoc.

Il design viene prima del self-service

Del resto, le banche sembrano preoccuparsi più del design che della tecnologia quando si parla di evoluzione della filiale. Mentre il 71% indica il rinnovamento del layout come priorità per i prossimi tre anni, solo il 58% prevede di aumentare il numero di dispositivi self service (ASD, Assisted Self-service device, e ASST, Assisted Self-service Terminal). E appena un 52% guarda all’integrazione cross canale.

L’ATM del futuro: tra c-less…

Eppure le banche hanno bene in mente come sarà l’ATM del futuro. Se oggi solo il 23% prevede transazioni contactless allo sportello, il 47% pensa ad esempio di introdurle nei prossimi 3 anni. Si punterà poi sui cosiddetti “PIN service” (cambio o sblocco del PIN): il 47% li introdurrà sempre nel prossimo triennio. Così come il futuro saranno sicuramente le campagne mirate di marketing a bordo degli ASD/ASST. Il tutto con un focus sui data analytics, una priorità per l’80% degli istituti.

…e big data

Del resto, il 75% delle banche guarda ai big data analytics come all’investimento tecnologico più importante dei prossimi 3 anni. Anche perché i dati saranno centrali nell’ottica dell’evoluzione verso l’open banking, un modello che il 71% del campione è pronto a fare proprio.

«Notiamo un mercato globale in lenta ma costante evoluzione – commenta Vincenzo Fiore, CEO di Auriga. Ci sono realtà più avanti nell’innovazione, altre invece ancora più tradizionaliste, in tutti i casi però vediamo dei trend univoci che guidano l’innovazione e che riguarderanno tutti gli istituti. Le opportunità offerte dalle nuove tecnologie costituiscono un elemento competitivo importante, chi saprà coglierle meglio e più rapidamente guadagnerà certamente un vantaggio sulle altre».

 

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