Molti continuano a chiamarlo “sportello Bancomat”, anziché ATM, ma da semplice erogatore di denaro l’ATM è cresciuto, diventando uno dei punti di contatto tra banca e cliente, capace di fornire servizi di pagamento e ricarica e di dare informazioni sul nostro conto corrente. Il 23 novembre compie, almeno in Italia, 30 anni.
Era il 23 novembre 1983 quando la prima macchina per l’erogazione del denaro funzionante in Italia, denominata appunto “bancomat”, è stata installata nel nostro paese. Gestita dalla Società Interbancaria per l’Automazione (SIA) debuttava insieme alla prima carta di debito a banda magnetica, essenziale per l’utilizzo dell’ATM.
Se è noto che il primo ATM “moderno” è stato installato a Londra presso una Barclays Bank vicino Londra, la prima macchina automatizzata per denaro, creata da tal Luther G. Simjian, fu in realtà installata dalla City Bank of New York (nel frattempo diventata Citibank) nel 1939. Dopo sei mesi fu rimossa: ai clienti non interessava utilizzarla.
Oggi gli scettici dell’ATM che continuano a rivolgersi solo all’operatore di sportello sono rari, e il “bancomat” è sempre più evoluto. Touch-screen, tastiere, soluzioni per i non vedenti, sistemi di cash recycling, campagne di marketing personalizzate, lettori di carte contactless, design avveniristici per rinnovare l’interazione con la macchina, interfacce grafiche sempre più vicine a quelle di un tablet, QR code per identificare la macchina e impartirle comandi tramite una app su smartphone... sono solo alcune delle innovazioni di cui abbiamo sentito parlare negli ultimi anni.
Forse in molti continueranno a chiamarlo “bancomat” anche quando lo useranno interagendo con il telefonino, e nei prossimi 30 anni lo vedremo cambiare forma e funzioni. Un giorno, chissà, magari smetterà addirittura di erogare contante. Ma la vitalità degli operatori che ruotano intorno all’ATM conferma il suo essersi affermato come vero e proprio canale bancario. Buon compleanno, bancomat!