Il factoring italiano scala la classifica europea e mondiale. Quarti in Europa e quinti a livello globale, ci distinguiamo con un mercato in crescita del 9,5% nel 2017 rispetto all’anno precedente. Nel mondo la crescita è stata del 9%, in UE del 7%.

Italia e Factoring: raddoppia il volume d’affari
Sono gli ultimi dati raccolti da Assifact. Il business del sostegno al capitale circolante coinvolge in Italia più di 30mila imprese, più della metà piccole e medie, e vale il 13% del PIL. Il factoring italiano non a caso ha visto il volume d’affari complessivo raddoppiare negli ultimi undici anni: dai 115 miliardi di euro circa del 2007 siamo passati ai quasi 222 del 2017. E nel 2018 ci sarà un ulteriore balzo del 4,5%, grazie anche al ruolo che svolgeranno le FinTech attive in questo comparto.
Factoring e qualità del credito
Il factoring vince anche il confronto della qualità del credito sia con gli altri intermediari creditizi non bancari sia con le banche. L’incidenza dei prestiti deteriorati è infatti del 6% nel factoring contro il 6,9% del credito al consumo e addirittura il 19,5% del leasing, mentre rispetto alle banche l’incidenza dei crediti deteriorati è del 6% circa contro il 14,84%. E quella delle sofferenze soltanto il 3,04% per il factoring, contro il 9,33% delle banche.
Tempi di pagamento ancora lunghi
Tra i grandi del factoring, il nostro Paese rimane però fanalino di coda europeo per i tempi di pagamento: le imprese italiane pagano in media a 56 giorni contro i 34 della media UE. Un divario che si allarga per i pagamenti dei debiti della Pubblica Amministrazione verso le imprese: addirittura 104 giorni in Italia, contro una media europea di soli 40 giorni. Il 37% dei crediti vantati verso la Pubblica Amministrazione risulta scaduto, e di questi più di metà sono scaduti da oltre un anno.