Auriga. Smart mobility, perché i modelli assicurativi devono evolvere

Smart mobility, i modelli assicurativi devono evolvere
Antonella Comes, CMO di Auriga e CEO di Pikyrent

Grazie a una tecnologia ormai matura, la smart mobility si sta affermando come una componente strutturale degli ecosistemi urbani, facendo emergere nuove opportunità ma anche criticità, in particolare sul fronte assicurativo.

Se i modelli di mobilità condivisa si sono evoluti rapidamente, il quadro normativo e le coperture assicurative faticano a tenere il passo, incidendo sulla sostenibilità economica degli operatori.

«Se inizialmente la mobilità condivisa era percepita come un business sperimentale, oggi è riconosciuta come un’infrastruttura urbana a tutti gli effetti – racconta Antonella Comes, CMO di Auriga e CEO di Pikyrent. Tuttavia, nel tempo, sono emersi nodi rilevanti: i modelli economici sono più complessi del previsto, il peso dei costi assicurativi resta elevato e diventa sempre più necessario integrare la sharing mobility nei sistemi di Mobility as a Service (MaaS), pubblici e privati, dove convivono TPL, taxi, micromobilità e car sharing».

Dalla startup di sharing Pikyrent...

Auriga è entrata nel settore della smart mobility nel 2019, con il lancio di Pikyrent, startup attiva nel car e scooter sharing full electric.

«Pikyrent nasce come un laboratorio per testare modelli operativi e comprenderne la sostenibilità, soprattutto in termini di gestione del rischio e rapporto con assicurazioni e istituzioni – spiega Comes. Il rallentamento osservato oggi nel mercato dello sharing non dipende da una minore domanda di mobilità ma dai limiti di modelli di business che faticano a reggere nel medio periodo. Da qui la scelta di portare nel settore un approccio mission-critical, basato su affidabilità, sicurezza, gestione di asset distribuiti e integrazione con sistemi complessi. La mobilità è diventata prima di tutto un’infrastruttura digitale, e questo cambia anche il modo di affrontare il tema del rischio».

… alla piattaforma tecnologica per la mobilità condivisa

Parallelamente, le aspettative verso il comparto sono cresciute e qualità del servizio, integrazione con il territorio e relazione con il mondo corporate e dell’hospitality sono diventati centrali in questo mercato.

«B2-Ride nasce come piattaforma B2B in white label, offerta in modalità SaaS, per gestire in modo industriale flotte multi-veicolo: dalle e-bike ai monopattini, dagli scooter alle microcar fino all’auto, integrando box IoT di diversi vendor. La piattaforma abilita diversi modelli di servizio, dal free floating allo station based, dalla prenotazione ai servizi di pick-up e drop-off con valet, ed è adatta anche a contesti hospitality come hotel e resort – precisa Comes. Oggi B2-Ride rappresenta il backbone tecnologico per aziende e operatori dell’hospitality, consentendo di integrare flotte a servizio a supporto del commuting, delle brevi trasferte urbane e dei servizi di mobilità dedicati agli ospiti».

Nuove polizze assicurative per la mobilità condivisa

È però sul fronte assicurativo che emergono le principali criticità. Le coperture oggi disponibili sono ancora in larga parte progettate per il veicolo di proprietà e per un singolo utilizzatore, mentre la sharing mobility si basa su flotte condivise, uso intensivo e multi-driver.

«La tecnologia e i dati sono già disponibili, ma i modelli assicurativi faticano ad adattarsi – sottolinea Comes. Servono polizze più flessibili, costruite sull’evento e sull’utilizzo reale del veicolo, ad esempio su base temporale o per singola corsa, come già avviene in altri ambiti, dalle polizze giornaliere per lo sci alle coperture on-demand».

I gap da colmare

Secondo Auriga, il principale freno allo sviluppo della mobilità condivisa resta il disallineamento tra l’evoluzione dei servizi e il quadro normativo e assicurativo.

«Il settore si sta spostando dalla proprietà all’utilizzo, ma le polizze restano ancorate a schemi tradizionali – commenta Comes. Questo rende più difficile offrire coperture adeguate e sostenibili per flotte condivise e modelli pay-per-use, limitandone la scalabilità».

L’opportunità per le compagnie assicurative

Questo scenario apre però un’importante opportunità per le compagnie assicurative che sapranno innovare, sviluppando prodotti data-driven, usage-based e integrati nei servizi di mobilità.

«La mission di Auriga oggi non è solo fornire tecnologia, ma contribuire con dati ed evidenze concrete alla costruzione di un quadro assicurativo e regolatorio più coerente con la mobilità smart e sostenibile», conclude Comes.

Mobilità smart. Tre direttrici per la tecnologia del futuro

Guardando al futuro, Auriga individua tre direttrici principali di sviluppo: «l’evoluzione dei servizi di sharing verso modelli che integrano veicoli a guida autonoma e semi-autonoma, a supporto di un’operatività più efficiente e di una mobilità più inclusiva; l’adozione di algoritmi avanzati, basati su dati, AI e analytics, per ottimizzare dinamicamente le operazioni, il rebalancing delle flotte e il pricing; e la predisposizione della piattaforma a integrare modelli assicurativi innovativi e data-driven, fino ad abilitare coperture assicurative personali, non più legate al veicolo ma all’individuo, capaci di accompagnare l’utente lungo l’intero viaggio di mobilità condivisa, anche in chiave intermodale».

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di gennaio/febbraio 2026 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.

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