La mancanza di informazione sui prodotti previdenziali privati pesa più della scarsa propensione al risparmio. È quanto emerge da uno studio BCG condotto in Francia, Germania, Italia e Spagna su oltre 6.000 persone: in Italia, meno di un risparmiatore su cinque si sente preparato ad affrontare la pensione.
Nel dettaglio, solo il 21% dei risparmiatori con un patrimonio finanziario e immobiliare inferiore ai 250mila euro si sente pronto al pensionamento: il 19% si considera abbastanza preparato e appena il 2% molto preparato.
A frenare la preparazione, secondo lo studio Europe's Retirement Crisis Is an Opportunity for Insurers and Asset Managers, è soprattutto la scarsa conoscenza delle alternative al sistema previdenziale pubblico.
Il contesto italiano attuale
Il mercato italiano della previdenza complementare vale oggi 243 miliardi di euro, suddivisi tra 99 miliardi di piani individuali e 144 di piani aziendali, con una crescita attesa fino al 2035 rispettivamente del 3,8% e del 2% annuo.
Il Paese non ha ancora visto una riforma strutturale paragonabile a quella francese o tedesca, ma la legge di bilancio 2026 introduce alcuni cambiamenti rilevanti: la finestra per l'opt-out dall'adesione automatica ai fondi pensione si riduce da 6 mesi a 60 giorni, il meccanismo si estende a chi cambia lavoro ed è già iscritto a un fondo e per la prima volta i contributi versati dal datore di lavoro diventano portabili.
Un cambiamento che, secondo lo studio, potrebbe gradualmente aprire il mercato alla concorrenza tra asset manager e assicuratori su costi e performance.
«In Italia il tema è culturale ancor prima che finanziario, infatti, una volta che si spiegano le opzioni disponibili e si informano i diretti interessati, l'ammontare di denaro che questi sono pronti a destinare all'integrazione della pensione aumenta di dieci punti – spiega Alessandra Catozzella, Managing Director e Partner di BCG. Dobbiamo guardare a Paesi come il Regno Unito, dove la riforma del 2012 ha portato a un tasso di iscritti alla previdenza complementare dell’80% tra i lavoratori o all’Olanda che ha attivi previdenziali pari al 150% del Pil».
La situazione europea
Il quadro italiano si inserisce in uno scenario europeo già sotto pressione dal punto di vista demografico. Entro il 2045 l'Unione Europea passerà da circa tre lavoratori per pensionato a meno di due, mentre il tasso medio di sostituzione delle pensioni pubbliche scenderà dal 45% al 41%.
Tra i risparmiatori europei con un patrimonio inferiore ai 250mila euro, l'80% non si considera preparato alla pensione ed emerge nuovamente il gap di informazione.
Solo il 54% degli europei sa che queste soluzioni esistono e meno del 60% di chi ne è a conoscenza possiede effettivamente un piano. Quando le caratteristiche dei prodotti vengono spiegate, il quadro cambia: il 74% esprime interesse e aumenterebbe di 10 punti percentuali la quota di risparmio destinata alla pensione.
Dove si cercano le informazioni?
A pesare sulla scarsa consapevolezza contribuiscono anche i canali scelti per andare a cercare informazioni. Due terzi dei rispondenti europei si documentano sulla pensione in autonomia, attraverso ricerche online o intelligenza artificiale, mentre il 40% si rivolge ad amici e familiari, preferendo questi canali ai consulenti bancari, assicurativi o fiscali.
Il fenomeno è più marcato tra gli under 35, la fascia che già oggi utilizza la GenAI per documentarsi. Tra chi si dichiara insoddisfatto delle interazioni con un advisor (il 12% del campione), la ragione più citata è la percezione di scarsa imparzialità, indicata dal 40% dei rispondenti, un valore nettamente superiore rispetto alla mancanza di chiarezza nelle spiegazioni o alla sensazione di non essere ascoltati.