La previdenza è rimandata a domani. Nonostante in Italia stia aumentando la consapevolezza sulla necessità di integrare la pensione pubblica per mantenere, una volta pensionati, il proprio tenore di vita, gli italiani tendendo oggi a procrastinare e ad assumere un atteggiamento di diffidenza verso queste soluzioni.
A raccontare questo scenario è il 7° Rapporto Assogestioni-Censis, che ha intervistato un campione di lavoratori italiani tra i 18 e i 50 anni.
Manca ancora una informazione chiara
Il primo dato che emerge dalla ricerca è quello relativo alla conoscenza, da parte dei lavoratori, della previdenza complementare: il 13,5% non la conosce affatto, il 17% ne conosce il funzionamento e i meccanismi di base, il 28,9% dichiara di conoscere bene la previdenza complementare e il 57,6% a grandi linee.
Inoltre, per il 55,8% dei lavoratori intervistati, sulla previdenza complementare circolano informazioni poco chiare. E al 18,3% è capitato di ricevere informazioni sulla previdenza complementare che poi si sono rivelate false.
La conoscenza non si traduce in azione
Secondo la ricerca, il 76,1% dei lavoratori che conosce la previdenza complementare pensa che potrebbe essere una soluzione per mantenere o migliorare il proprio tenore di vita da pensionato. E il 69,9% ritiene che, oltre che per integrare la pensione pubblica, potrebbe comunque contribuire a generare le risorse per finanziare progetti, attività ed esigenze di vita nell’età longeva.
Tuttavia, questo riconoscimento a oggi non si è tradotto in conseguente adesione: i tassi di partecipazione alle forme di previdenza complementare sono inferiori al 40% delle forze di lavoro.
Nel lento decollo della previdenza complementare pesano poi la persistenza di meccanismi di procrastinazione, con il 45% dei lavoratori convinto di avere altre priorità in questo momento e che quindi alla pensione penserà più avanti, e il 51,3% certo che non abbia senso pianificare la pensione perché le regole cambiano troppo di frequente.
Il boost è nella consulenza
Il 55% dei lavoratori che conosce la previdenza complementare dichiara che, se fosse supportato da un consulente esperto e di cui si fida nel comprenderne i vantaggi concreti, probabilmente si deciderebbe a iscriversi.
E comunque il 55,9% dei lavoratori apprezzerebbe l’affiancamento di professionisti esperti per capire bene contenuti, opportunità, benefici e rischi delle varie forme di previdenza complementare.
Gli italiani e l’aspettativa sulle pensioni
In media i lavoratori si aspettano una pensione pubblica pari al 48,4% della propria retribuzione da lavoro. I dipendenti pari al 49,7%, gli autonomi al 41,5%. Più in generale, il 24,7% dei lavoratori ha indicato meno del 40%, il 46,7% tra il 40% e il 60%, il 17,4% più del 60% e l’11,2% ha dichiarato di non saperlo.
Per il 76,6% dei lavoratori l’aumento dell’età pensionabile non garantirà comunque pensioni adeguate. Tanto che l’80,3% dei lavoratori è convinto che i giovani non avranno una pensione dignitosa.
Inoltre, il 64,8% dei lavoratori vorrebbe andare in pensione entro i 60 anni. Desiderio condiviso dal 68,1% dei 18-35enni, dal 65,1% dei 36-45enni e dal 59,3% dei 46-50enni. Riguardo all’età a cui i lavoratori sono convinti che andranno in pensione, il 9,3% indica prima del 65° anno di età, il 34,4% tra i 65 e i 69 anni e il 56,3% a 70 anni o più. L’età media attesa del pensionamento è pari a 69 anni. Pensano che andranno in pensione a 70 anni o più il 67,8% dei 18-35enni, il 56,4% dei 36-45enni e il 38,3% dei 46-50enni. Lo scarto tra l’età media pensionabile attesa e quella desiderata è pari a 9 anni.
«Quella sulla previdenza complementare è una riforma attesa da molto tempo e rappresenta un’occasione concreta per avvicinare più lavoratori al secondo pilastro – ha affermato Maria Luisa Gota, Presidente di Assogestioni. Le nuove misure possono dare una spinta importante alle adesioni, ma perché questo potenziale si traduca in partecipazione effettiva serve una comunicazione efficace. Rafforzare l’alfabetizzazione previdenziale significa aiutare le persone a comprendere per tempo il valore della pianificazione, del lungo periodo e delle opportunità che il sistema mette a disposizione per costruire con maggiore consapevolezza il proprio futuro».
«Abbiamo voluto concentrare l’indagine di quest’anno su un tema che tiene insieme interesse individuale e interesse generale del Paese – ha sottolineato Fabio Galli, Direttore Generale di Assogestioni. La previdenza complementare non è soltanto una risposta ai bisogni futuri dei lavoratori, ma anche un elemento di stabilità per l’intero sistema finanziario. Investitori istituzionali più solidi e capaci di contribuire a una sana allocazione del capitale sostengono lo sviluppo dei mercati e dell’economia reale».