Due compagnie assicurative italiane su cinque hanno avviato progetti di AI, ma la maggior parte è ancora in fase sperimentale. Secondo i dati dell’Italian Insurtech Association, il settore assicurativo italiano ha aumentato gli investimenti in intelligenza artificiale, con una spesa complessiva prevista di 360 milioni di euro nel 2026, in crescita rispetto ai 250 milioni inizialmente stimati.
L'incremento si inserisce in un quadro di investimenti complessivi in innovazione assicurativa che, nel 2025, hanno raggiunto 1,3 miliardi di euro e che si prevede possano arrivare a circa 1,6 miliardi entro la fine del 2026.
Gli ostacoli nei progetti AI
La crescita degli investimenti non si traduce ancora in un'adozione strutturale dell'intelligenza artificiale: circa il 40% delle compagnie ha avviato progetti di AI, molti dei quali sono tuttavia ancora in fase sperimentale.
Le applicazioni potenziali riguardano diversi processi assicurativi, dalla gestione dei sinistri alla sottoscrizione dei rischi, dal rilevamento delle frodi alla relazione con i clienti.
In particolare, l'analisi di grandi quantità di dati può rendere più accurati le valutazioni dei rischi e i sistemi di quotazione, mentre l'automazione può velocizzare la gestione dei claim e migliorare l'efficienza delle attività di assistenza.
A frenare il passaggio dalla sperimentazione all'adozione concreta sono anche le competenze: solo l'8% degli operatori ritiene di possedere internamente competenze digitali avanzate sull'AI. La sfida per le compagnie è quindi integrare queste tecnologie nei processi aziendali, sviluppando modelli operativi capaci di generare valore nel tempo.
L’AI conversazionale trova spazio nell’assistenza clienti
Tra gli ambiti in cui l'intelligenza artificiale sta già trovando applicazione figura la relazione con clienti e intermediari.
È il caso dell'AI conversazionale, che permette di affiancare gli utenti nelle diverse fasi del rapporto con la compagnia, dalla richiesta di un preventivo all'acquisto e al rinnovo di una polizza, fino alla gestione dei sinistri e all'assistenza post-vendita.
«Gli investimenti in intelligenza artificiale aumentano, come sta accadendo in tutti i settori, ma la sfida è riuscire a metterli a terra – commenta Simone Ranucci Brandimarte, Presidente dell’Italian Insurtech Association. Una delle criticità più rilevanti riguarda le competenze: secondo le analisi dei colleghi dell’Osservatorio del Politecnico, il 76% degli operatori si dichiara poco preparato sul tema. A questo si aggiunge una scarsa integrazione dell’AI nei processi distributivi, che rappresenta un ostacolo alla diffusione delle soluzioni e alla loro capacità di generare valore concreto. Per passare dalla sperimentazione a un’adozione strutturale servono quindi competenze adeguate e una maggiore integrazione della tecnologia nei processi assicurativi».
«Nel settore assicurativo, il vero valore dell'intelligenza artificiale non risiede soltanto nell'automazione delle attività, ma nella capacità di costruire relazioni più efficaci e personalizzate con i clienti. In oltre dieci anni di attività, abbiamo collaborato con numerose realtà del comparto insurance, osservando da vicino l'evoluzione delle esigenze delle compagnie e delle aspettative degli utenti. Oggi gli Agenti AI possono supportare ogni fase della relazione, contribuendo a migliorare la customer experience e a generare valore concreto per le compagnie. Perché questo accada, però, è necessario adottare tecnologie progettate per operare in contesti complessi e regolamentati, che garantiscano al tempo stesso compliance, affidabilità e capacità di adattamento continuo», aggiunge Gianluca Maruzzella, CEO e Co-Founder di indigo.ai.