Risultati positivi e attenzione ai modelli di business emergenti. Ecco, in estrema sintesi, il primo anno di attuazione della strategia helvetia 20.25 di Helvetia.
Che guarda a sostenibilità, digitale ed ecosistemi per evolvere la propria offerta sui diversi canali.
Il 2021 in cifre
Lo scorso anno, il volume di affari ha superato gli 11 miliardi di franchi, con una crescita organica del 5,8%.
La divisione per business vede la Svizzera (42%) sostanzialmente agli stessi volumi dell’Europa (43%, Helvetia è presente in Austria, Germania, Italia e Spagna).
Il restante 15% riguarda gli specialty markets, cioè mercati di nicchia in cui Helvetia ha competenze ad hoc. Il Gruppo è il primo player per le polizze Marine, Engineering e Art in Svizzera e il secondo per il Marine in Francia.
Una spinta dal digitale
Come per tutti i business, il futuro di Helvetia passa da due megatrend: digitale e sostenibilità.
Per quanto riguarda la tecnologia, «dobbiamo rendere i nostri processi più lineari e pensare a nuovi modelli di business per il futuro», spiega il Group CEO Philipp Gmür.
Al di là della digitalizzazione interna (già a maggio 2020 il processo di vendita delle polizze era stato totalmente dematerializzato: l’effettiva adozione da parte delle agenzie, poi, è una cosa diversa) sono i modelli stessi a dovere essere ripensati.
La parola chiave è ecosistema. E Gmür ne dà qualche esempio concreto. Il primo: essere presenti con la propria offerta al punto di vendita di una serie di prodotti e servizi. Ben noto il caso delle polizze per sciatori, acquistabili contestualmente a uno ski pass in molte località. Un’esperienza replicabile con retailer di diversi settori, offline e online.
Ma il significato di ecosistema è molto più ampio. E qui l’ispirazione viene dalla compagnia spagnola Caser, di cui Helvetia ha acquisito il 70%, fondata lo scorso secolo da alcune casse rurali spagnole.
Il modello di Caser, dal 2003, si è evoluto includendo sinergie con altri mercati: residenze per anziani, cliniche, facility management, etc. All’assicurazione sanitaria, per esempio, è associato un network di strutture e dentisti convenzionati.
Un classico esempio di “assicurazione come servizio” utile anche al disegno dei nuovi ecosistemi digitali o ibridi.
L’esigenza della sostenibilità
Anche il tema della sostenibilità è ormai entrato prepotentemente in agenda. Ci sono ovviamente tutta una serie di misure interne per contenere le emissioni e favorire il consumo di energia rinnovabile.
Ma è noto che l’impatto diretto del settore assicurativo, così come di quello bancario, non è poi così rilevante.
Le compagnie possono fare la differenza lavorando su altri fronti. Ed Helvetia punta su prodotti sostenibili, con polizze ESG nel ramo Vita e su esigenze ad hoc, come la protezione del fotovoltaico, in quello Danni.
Anche perché il cambiamento climatico si sta già facendo sentire sui conti. Il 2021 è stato un anno record per i sinistri catastrofali.
Le sole intemperie estive hanno comportato un onere netto per sinistri di 125,6 milioni di franchi svizzeri, con un calo dello 0,8% del combined ratio netto.
La bancassurance resta fondamentale
In Italia, il canale bancassicurativo conta su oltre 25 partnership, con una penetrazione nettamente maggiore nel centro-nord del Paese.
E anche su questo canale i trend del digitale e della sostenibilità si fanno sentire. «La collaborazione con i partner - commenta Gmür - e quindi con banche, broker e agenti, ci impone di comprendere quali elementi innovativi possono migliorare la loro relazione con il cliente finale. Il risultato deve essere win-win-win».
Su un allargamento delle collaborazioni, il CEO di Gruppo Helvetia Italia, Roberto Lecciso, ha specificato che «per ogni accordo viene valutata la value proposition della banca, perché di fatto entriamo nella sua value chain. Le banche locali italiane conoscono da vicino il territorio e la loro clientela, e penso che nel nostro Paese resti ancora molto potenziale per la bancassurance».
«Lavoriamo anche con realtà, penso a illimity, con cui possiamo esplorare modelli di business completamente nuovi» ha poi aggiunto Lecciso.
Smile? Per ora, in Austria e Spagna
Non arriverà, per ora, in Italia l’offerta diretta di Smile, la business unit diretta che in Svizzera ha raggiunto 111 milioni di franchi di premi e un’elevata redditività (combined ratio netto medio del 90%).
Entro il 2023, Smile sarà lanciato in Austria e in Spagna. «L’Austria è un mercato poco sviluppato per quanto riguarda l’offerta digitale - ha spiegato Gmür - e relativamente piccolo. La Spagna è certamente più grande ma possiamo contare su partner nazionali, non solo banche, che possono aiutarci a diffondere questo modello».
Che in Helvetia siano particolarmente orgogliosi del successo domestico di Smile lo conferma lo stesso Gmür, quando aggiunge che «Smile non è una promessa fantasiosa per il futuro, ma una realtà. In Svizzera è il primo player dell’assicurazione online e genera già profitti. A differenza di molte realtà emergenti che fanno notizia ma, di fatto, bruciano moltissimo denaro».
Il modello Smile
Che cosa c’è di tanto particolare in Smile? Si tratta di una app con cui la compagnia assicurativa vuole entrare nella quotidianità del cliente.
E lo fa con due strumenti gratuiti:
- Un’assicurazione, con massimale a 300 franchi, sui prodotti ordinati online che vengono persi o arrivano danneggiati;
- Un drive coach che analizza lo stile di guida dell’utente, fornendo un feedback.
Cambia la app di Helvetia Italia
Un’esperienza che influenzerà comunque la strategia mobile di Helvetia anche in Italia. «Ci sono diversi elementi unici nella proposizione di Smile - ha commentato Lecciso -, e non solo la copertura gratuita. Il legame con il non-cliente avviene con un download e un login semplice. La compagnia chiede i dati solo a chi vuole effettivamente acquistare un prodotto. Stiamo rivedendo le app di Helvetia in Italia e non escludo che alcuni di questi elementi possano essere portati nel nostro Paese».
Nulla di nuovo, per ora, per i PEPP
Un’eventuale ricalibramento dei prodotti esistenti per allinearli alla normativa sui PEPP, invece, sarà possibile solo quando il recepimento della Direttiva fornirà indicazioni più chiare, ha chiarito Lecciso.