Per le polizze catastrofali, i margini di crescita restano enormi. Ma andrebbe seriamente ripensata la strategia per raggiungere il cliente impresa, che non percepisce il rischio e stenta a comprendere il prodotto.
Come sottolinea uno studio di Excellence Consulting (basato su dati Ania, Ivass e Istat, elaborazioni proprietarie ed evidenze di mercato raccolte presso primari operatori assicurativi), a oltre un anno dall’introduzione dell’obbligo di copertura contro i rischi catastrofali previsto dalla L.n. 213/2023, appena il 12% delle imprese si è dotato di una polizza ad hoc.
Prima dell’obbligo, la percentuale era del 7%. L’introduzione di un obbligo ha quindi convinto circa il 5% delle imprese a dotarsi di una polizza.
Oltre a lasciare la stragrande maggioranza delle 5 milioni di imprese italiane in balia del possibile impatto di eventi catastrofali, questa mancata copertura si traduce anche in una raccolta di premi annui assai inferiore al previsto.
A fronte di un potenziale di 2,4 miliardi di euro, oggi il mercato si ferma a 700 milioni. Per il sistema assicurativo ci sarebbe quindi la possibilità di ampliare la raccolta ad altri 1,7 miliardi circa. A patto, però, di trovare il modo di raggiungere efficacemente le imprese con messaggi mirati.
La domanda è debole
Excellence Consulting sottolinea che le ragioni della mancata sottoscrizione di una polizza catastrofale sono strutturali, più che economiche.
La domanda resta debole. E questo nonostante il premio medio si aggiri tra i 700 e i 1.000 euro, variando in base alla somma assicurata e al luogo. Per le microimprese si parla di cifre più basse, intorno ai 300-500 euro.
La variabile geografica è determinante. Secondo i dati ISPRA (Dissesto idrogeologico in Italia), la Calabria guida il rischio sismico, seguita da Abruzzo e Basilicata; la Valle d’Aosta registra il picco per frane, mentre l’Emilia-Romagna per alluvioni.
Questa geografia si riflette in marcate differenze nel prezzo dei prodotti: dai circa 459 euro medi della Sardegna agli oltre 7.800 euro della Liguria, evidenziando un divario significativo tra prezzo reale per l’assicurazione dal rischio e prezzo percepito come accessibile, soprattutto per quanto riguarda le microimprese (elaborazioni Excellence Consulting su dati Ispra e Guy Carpenter).
Un rischio non percepito
Il fatto è che il rischio viene percepito come remoto. L’obbligo poco vincolante. E il prodotto, infine, troppo complesso. E anche le recenti notizie legate al Ciclone Harry non hanno certamente aiutato.
Secondo quanto rilevato da Excellence Consulting, c’è anche una certa sfiducia sui tempi di indennizzo, che incide direttamente sulla continuità operativa delle aziende che subiscono tali sinistri.
E non sembra essere percepito neppure il diretto impatto della mancata copertura sulle probabilità di insolvenza e, quindi, sul deterioramento del merito creditizio delle aziende collocate nelle aree a maggiore rischio.
«Il tema non è l’esistenza del mercato, ma la sua accessibilità – osserva Antonello Di Mascio, Chief Research Officer del Gruppo Excellence. Il divario si concentra sulle microimprese, che sono le meno servite dalla distribuzione. È fondamentale portare soluzioni semplici e comprensibili su un tessuto produttivo estremamente frammentato, dove oggi la distribuzione non riesce ad arrivare in modo efficace».
«Per rispondere efficacemente a questa esigenza delle imprese – aggiunge Maurizio Primanni, CEO del Gruppo Excellence – è necessario un cambio del modello di business: sia dal punto di vista dell’offerta, basata su soluzioni ibride, tradizionali e parametriche, capaci di garantire liquidità immediata al verificarsi del sinistro, sia dal punto di vista del modello di servizio, basato su una efficace consulenza finalizzata a far comprendere il rischio reale e il valore della soluzione assicurativa per il cliente, sia dal punto di vista del modello distributivo, dove la costruzione di un sistema sinergico tra compagnia assicurativa e banca commerciale potrebbe essere la scelta vincente».
Che cosa copre la polizza
Che cosa definisce la norma? Il suo perimetro tecnico include: fabbricati coperti al valore di ricostruzione a nuovo, impianti e macchinari al costo di rimpiazzo, terreni a primo rischio assoluto.
I massimali seguono una logica a scalini – fino a 1 milione pari alla somma assicurata, tra 1 e 30 milioni almeno al 70%, oltre negoziazione libera – con uno scoperto del 15% fino a 30 milioni (Legge di Bilancio 2024 e Decreto MIMIT 18 giugno 2025). A supporto del sistema, la normativa introduce il divieto per le compagnie di rifiutare la sottoscrizione di polizze catastrofali e il ruolo di SACE come riassicuratore pubblico.