Assicurazioni e rischio catastrofale: la nuova sfida si gioca sui dati

Assicurazioni e rischio catastrofale: la nuova sfida si gioca sui dati
Giuseppe Dosi, Head of Insurance di CRIF

L’Italia è un laboratorio a cielo aperto per il rischio fisico, con oltre l’80% delle imprese esposte a eventi di intensità crescente. E l’obbligo di copertura Cat-Nat, ormai operativo, si presenta quindi come una sfida cruciale per il mercato assicurativo italiano, che ha l’occasione di coniugare lo sviluppo in un segmento storicamente sotto-assicurato, come quello delle imprese italiane, con la necessità di evolvere verso una valutazione del rischio sempre più sofisticata.

«Il cambiamento climatico e i fenomeni naturali estremi, come il recente Ciclone Harry, impongono una riflessione urgente – racconta Giuseppe Dosi, Head of Insurance di CRIF. La sfida per le compagnie assicurative è superare approcci puramente mutualistici a favore di analytics capaci di garantire un controllo granulare dei rischi in portafoglio, attraverso metodologie scientifiche innovative che esulano dalle tradizionali competenze attuariali. Specialmente per eventi come le frane, che mancano di una profonda storia assicurativa nel nostro Paese. La mutualità resta un principio sano, ma deve essere accompagnata da nuovi modelli di rischio, all’avanguardia, che permettano un monitoraggio costante del portafoglio e rapidi aggiustamenti del pricing, per evitare rischi di antiselezione».

I tre pilastri oggettivi per costruire il pricing

Un pricing equo e sostenibile, secondo CRIF, si fonda su un’analisi multidimensionale del rischio, che tenga conto di tre pilastri oggettivi. Il primo è la valutazione della pericolosità, ovvero della probabilità di accadimento in un punto di mappa di eventi con differenti gradi di intensità, da effettuarsi con modelli state-of-the-art ad alta granularità spaziale.

Il secondo pilastro riguarda la analisi della vulnerabilità degli immobili, attraverso modelli che esaminano le caratteristiche costruttive, i materiali e la tipologia strutturale, per stimare l’impatto effettivo di un evento con una data intensità. E infine, una stima automatizzata dell’esposizione che tenga conto dei valori dei beni materiali e le potenziali perdite da interruzione di attività (business interruption), partendo dal semplice dato della Partita IVA.

Nuovi parametri soggettivi

«Oltre ai parametri oggettivi, abbiamo osservato sul campo quanto risulti efficace associare nella valutazione dei rischi fisici i fattori soggettivi, ovvero le caratteristiche comportamentali del soggetto da assicurare – continua Dosi. Intuitivamente, un imprenditore diligente nella gestione dell’azienda è più prudente anche nella prevenzione dei rischi e non incline a comportamenti speculativi. I nostri dati mostrano correlazioni chiarissime, soprattutto nei fenomeni atmosferici caratterizzati da alta frequenza. Ad esempio, le imprese con performance ESG eccellenti registrano fino al 40% in meno di sinistri rispetto alla media, a parità di altre condizioni di rischio».

Il nodo del pricing

Tuttavia, il pricing delle polizze CatNat è spesso percepito come elevato da parte delle imprese.

«Il tema è molto spinoso e non esiste una soluzione magica che possa mettere d’accordo tutti gli stakeholder in gioco – osserva Dosi. Per farci capire, prendiamo il caso estremo degli immobili che sono in prossimità della frana di Niscemi. La probabilità di accadimento e il danno potenziale sono talmente alti che un prezzo equo corrisponderebbe praticamente al valore dell’immobile stesso. Al di là del paradosso, è chiaro che, per rendere il prezzo accessibile a clienti che hanno una esposizione al rischio particolarmente alta, è necessario che le compagnie adottino criteri di mutualità, facendo cioè pagare agli altri clienti, almeno in parte, il surplus di rischio dei segmenti più rischiosi».

Il ricorso alla mutualità

In questo modo, però, chi ha un’attività collocata in una zona a rischio frana zero, come ad esempio la pianura padana, avrà la percezione di pagare un premio troppo elevato rispetto al rischio corso.

«Il ricorso alla mutualità deve essere dunque ben calibrato e può creare “tensioni” non solo fra gruppi di clienti, ma anche tra le stesse assicurazioni, che devono evitare fenomeni antiselettivi dovuti al footprint geografico della propria rete distributiva, o a dinamiche competitive di prezzo – precisa Dosi. Se adotto una mutualità spinta, e sono presenti sul mercato competitor che propongono un risk based pricing, sarò conveniente per i clienti ad alto rischio e caro per i clienti a basso rischio, con conseguenze facilmente immaginabili. È necessario, dunque, che le compagnie si dotino dei migliori strumenti di valutazione dei rischi e monitorino costantemente la conformazione del portafoglio rispetto alle ipotesi considerate nella costruzione della tariffa».

Verso l’estrema personalizzazione

Si fa indubbiamente rotta verso un futuro data-driven, accentuato ancora di più dall’accelerazione dell’intelligenza artificiale e dalla crescente disponibilità di dati: informazioni satellitari, open data e score socio-demografici micro-territoriali, giusto per citarne qualcuno.

Elementi che porteranno a una personalizzazione estrema delle coperture. «Il nostro obiettivo, in partnership con realtà specializzate sui rischi catastrofali, è fornire modelli dinamici, capaci di aggiornare la valutazione del rischio quasi in tempo reale. Solo soluzioni sempre più aderenti alle esigenze specifiche del singolo cliente – conclude Dosi – potranno garantire la sostenibilità delle compagnie e la tutela del tessuto produttivo italiano».

Correlazione tra copertura assicurativa e credito

Anche per gli istituti bancari, le polizze Cat-Nat rappresentano una opportunità, in particolare per assicurare stabilità finanziaria. Difatti, una banca che finanzia una impresa esposta a rischio fisico e senza una copertura adeguata sta assumendo un rischio di credito “occulto”: se una alluvione ferma la produzione, la capacità di rimborso dell’impresa crolla.

«Viceversa – spiega Dosi –, per il sistema bancario, una PMI correttamente assicurata contro i rischi Cat-Nat rappresenta un profilo di credito più solido: la polizza garantisce infatti la continuità operativa e la capacità di rimborso, anche prospettica, dopo una eventuale catastrofe. Una polizza ben strutturata e parametrica, capace di azionarsi nell’immediatezza, protegge i flussi di cassa e la continuità operativa dell’azienda dopo un sinistro. Riducendo drasticamente il rischio di insolvenza e consentendo di affinare le stime della probability of default nel medio-lungo periodo».

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di marzo 2026 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.

 

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