Il Green Deal UE spingerà il mercato europeo dei green bond, già in crescita da qualche anno. Per le imprese italiane è un'occasione importante, in vista del Recovery Fund: per la PMI media, però, un green bond è uno sforzo molto significativo.
La crescita costante del segmento, la strategia europea e le opportunità concretissime per il mercato italiano. Sono almeno tre (e tutte ottime) le ragioni per parlare di green bond, come ci ha raccontato Francesca Ciceri, Head of Institutional Clients di Amundi Sgr. Partiamo dalla crescita costante che, anche pre-Covid, ha riguardato le emissioni e la loro profondità. «Nel 2019 – spiega Ciceri – l’investment grade ha toccato i 55 miliardi di euro e anche l’high yield è in crescita a 4 miliardi di euro. Molto interessante anche il private debt, possibile fonte alternativa di finanziamento per le piccole e medie imprese. In generale, negli ultimi anni il mercato punta con forza sul tema green che, però, comporta un framework impegnativo per l’emittente».
UE a più velocità
Una spinta ancora più rilevante nello scenario post Covid. In primis per il Green Deal dell’Unione Europea, che andrà a premiare questa asset class, prevedendo il monitoraggio dell’efficienza e dell’efficacia dell’uso del provento in spesa su progetti green nei diversi settori industriali. All’interno della UE, però, le situazioni di partenza degli Stati membri sono alquanto eterogenee, «con Francia e Germania che restano leader sia per dimensioni che per nuove emissioni – prosegue Ciceri – e una crescita delle emissioni complessive europee nel 2019 di almeno dieci volte rispetto al 2014. Se l’attenzione allo sviluppo dei green bond è molto forte, l’Italia è ancora il quinto Paese per emissioni nel periodo 2010-2020, con 14 miliardi di dollari circa».
