ABI-Cerved: l’economia frena, risalgono le sofferenze

Banca dItalia Studio NPL

Sofferenze bancarie sulle montagne russe. Secondo gli ultimi dati di ABI e Cerved, è proseguito nel 2018 il calo degli stock italiani di crediti deteriorati. Il rallentamento dell’economia nel 2020-21 potrebbe tuttavia interrompere il trend.

Segno meno per le sofferenze nel 2018…

Nel 2018 lo stock di sofferenze accumulate dalle banche italiane è calato del 39%, in termini netti, e nel primo trimestre del 2019 gli analisti rilevavano una diminuzione di 21 miliardi rispetto a marzo del 2018. Un calo che si spiega non solo con le operazioni di dismissione degli NPL, ma anche guardando ai minori flussi di nuovi crediti in sofferenza. Le imprese debitrici hanno del resto fatto meglio rispetto all’anno precedente: il tasso di deterioramento delle società non finanziarie (cioè la quota di crediti in bonis passati allo status di deteriorati) è sceso al 2,4% dal 2,6% di marzo 2018. Inoltre nel 2018 è proseguito il calo dei tassi di ingresso in sofferenza: dal 2,8% del 2017 al 2,5%, raggiungendo i valori del 2009.

…ma incertezza all’orizzonte

L’incidenza dei flussi di nuove sofferenze sul totale dei prestiti in bonis delle imprese è però destinata a crescere nel 2019-2020, secondo le previsioni, per poi ridursi al 2,4% del 2021 e restando quindi lontano dai livelli pre-crisi (1,7% nel 2008). Se la passeranno meglio le imprese industriali (2% al 2021, contro l’1,8% del 2008) e soprattutto quelle del Nord-Est (1,8% contro 1,4%). Mentre resteranno in difficoltà le microimprese (2,6% contro 1,8%), il settore delle costruzioni (3,2% contro 1,8%) e le imprese nel Sud e nelle Isole (3,3% contro 2,2%).

Più forte l’industria

È chiaro allora che l’industria è il settore che saprà resistere meglio al prossimo incerto quadro economico, associato a una dinamica modesta dei consumi pubblici e privati. A fine 2018, il tasso di ingresso in sofferenza nell’industria si è attestato all’1,9% (era al 2,2%), vicino ai livelli del 2008 (1,8%). In particolare tra le piccole e medie imprese (1,4% e 1% contro 1,5% e 1,2%).

Imprese del Centro Sud lontane dai livelli pre-crisi

A livello territoriale invece, come accennato, resisterà il tradizionale divario tra Nord e Sud. Anche se nel 2018 la situazione nel Centro Italia e nel Meridione è apparsa in miglioramento: si sono registrate proprio qui le riduzioni più accentuate delle nuove sofferenze (dal 4% al 3,5% nel Sud e dal 3,6% al 3,1% nel Centro). Inoltre non tutto il Nord Italia ha registrato performance in crescita: le sofferenze delle imprese del Nord Ovest sono rimaste stabili; ha fatto meglio solo il Nord Est (che, passando dall’1,9% all’1,7%, ha quasi raggiunto l’1,4% del 2008).

A rischio le microimprese

Particolarmente in difficoltà nel 2018 le microimprese, che anche nei prossimi anni si ritroveranno svantaggiate. In particolare quelle del Centro e del Sud: nonostante un forte calo delle sofferenze nell’area (dal 3,8% al 3,2% e dal 4,1% al 3,5%), i valori rimangano infatti distanti dai livelli pre-crisi (rispettivamente 1,9% e 2,3% nel 2008). Hanno fatto meglio invece le medie e le grandi imprese: le medie hanno registrato cali al Centro (da 2,6% a 2,1%) e al Sud (da 3% a 2,5%).
 

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